
La distruzione delle “dissolute” città di Sodoma e Gomorra è una delle più grandi e cruente catastrofi narrate all’interno del testo biblico, raccontata nel dettaglio nei capitoli 18 e 19 del libro della Genesi.
Nell’Antico Testamento si narra della distruzione di queste due città, insieme ad Adma, Zoar e Zeboim (la cosiddetta Pentapoli), per volere del dio biblico Yahweh.

Secondo la tradizione ebraica queste cinque città, denominate “città della pianura”, erano situate sulla riva del fiume Giordano, a sud della regione di Canaan.
La pianura, che sarebbe situata nella zona a nord del Mar Morto, nel libro della Genesi viene anche paragonata al giardino dell’Eden (Genesi 13).
Anche se non è completamente chiaro quali fossero i peccati praticati dalle popolazioni di queste città, molti studiosi ritengono che questi siano da rintracciare nell’omosessualità, poiché viene usato più volte il termine “sodomia” come accusa per descrivere la città e i suoi abitanti. Altri studiosi, tra cui molti esegeti del testo biblico, credono invece che il motivo debba essere rintracciato altrove, come ad esempio nelle cattive abitudini degli abitanti delle due città, visto che in altri libri all’interno del Pentateuco si riferisce che i “sodomiti” furono sterminati “perché colpevoli di arroganza, indifferenza e di empietà” oltre al fatto che disubbidirono ad alcuni precetti importanti considerati “sacri” come la legge dell’ospitalità.
A tal riguardo le cause della distruzione di Gomorra e delle altre città vengono riportate anche in altri libri, come in Deuteronomio nella cosiddetta “Esortazione alla fedeltà” al capitolo 29 nei versetti che vanno dal 21 al 28, in particolare nel versetto 24 in cui c’è scritto: E si risponderà: “Perché hanno abbandonato l’alleanza del Signore, Dio dei loro padri, che egli aveva stabilito con loro, quando li ha fatti uscire dalla terra d’Egitto, (25) e perché sono andati a servire altri dèi, prostrandosi dinanzi a loro…” (traduzione CEI della Bibbia, 2008).

Dunque uno dei motivi (o il motivo principale) che fecero infuriare così tanto il Dio veterotestamentario Yahweh potrebbe essere rintracciato nelle usanze politeistiche praticate dagli abitanti delle suddette città, e la distruzione di esse può essere vista come una sorta di “punizione” divina, dettata dalla gelosia. Secondo quanto riferisce la Torah nel cap. 18 della Genesi, Dio, adirato nei confronti delle due città di Sodoma e Gomorra a causa dei loro “peccati”, rivelò al fedele Abramo che si stava preparando per distruggerle entrambe. Disse allora il Signore: “Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!” (Genesi 18: 20-21). Abramo intercedette supplicando misericordia per le persone giuste della città, considerando anche il fatto che lì vi viveva suo nipote Lot insieme alla sua famiglia. Contrattando con il suo Dio, quest’ultimo gli rispose che non l’avrebbe distrutta se avesse incontrato almeno “dieci persone giuste nella città”.
È interessante notare che per assolvere a questo scopo, Dio invia nelle città alcuni messaggeri, i “Malachim” (termine ebraico plurale che significa “coloro che svolgono un compito”, ma che viene tradotto generalmente come ANGELO), per investigare la situazione. I due messaggeri (Malachim o Angeli) arrivarono dunque a Sodoma la sera, mentre Lot stava seduto davanti alla porta della città. Nel vederli li riconobbe subito, e si alzò per incontrarli e accoglierli, prostrandosi con la faccia per terra (Genesi 19:1).

Lot invitò i due messaggeri nella sua casa, offrendo loro cibo e riparo, insistendo affinché trascorressero la notte nella sua dimora. Tuttavia, prima che ciò potesse avvenire, gli abitanti di Sodoma circondarono la casa ed esigettero che Lot consegnasse loro i suoi ospiti, per poter abusare sessualmente di loro. Lot ovviamente rifiutò, e addirittura offrì al loro posto le sue due figlie vergini pur di non commettere un grave peccato agli occhi di Dio contro la legge dell’ospitalità, ma gli abitanti rifiutarono, insistendo fortemente nelle loro empie pretese (a quanto pare volevano a tutti i costi accoppiarsi SOLO con questi messaggeri, i sodomiti dunque li ritenevano esseri dalle caratteristiche non comuni).
I sodomiti dunque provarono a buttar giù la porta d’ingresso, ma i due messaggeri, stanchi della situazione, impedirono l’accesso all’interno della casa agli assalitori accecandoli tutti con una luce abbagliante (di che cosa si trattava?).
Dopo di che gli angeli informarono Lot di portare sé e la sua famiglia fuori dalla città di Sodoma perché erano in procinto di distruggere entrambe le città, come comandato da Dio. Quegli uomini allora dissero a Lot: “Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città falli uscire da questo luogo. Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli” (Genesi 19: 12-13). Lot dunque avvisò i suoi generi, che però non vollero dargli retta, e così abbandonò la casa e la città solo con sua moglie e le sue due figlie.

Prima di lasciare definitivamente la città, Lot chiese ai due messaggeri che venisse risparmiata la piccola città di Zoar, nelle vicinanze di Sodoma, poiché questa era il luogo in cui Lot e la sua famiglia avevano deciso di andare ad abitare dopo la distruzione delle due città.
Gli angeli acconsentirono a questa sua richiesta, e dopo averli condotti fuori dalla città, uno di loro gli diede un importante avvertimento: “Fuggi per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne per non essere travolto!” (Genesi 19:17).
Dunque, finiti tutti i preparativi, una violenta pioggia di fuoco e zolfo cadde dal cielo su Sodoma e Gomorra, distruggendo completamente le città, tutta la valle circostante con i suoi abitanti e la vegetazione che vi cresceva.
Il consiglio di non voltarsi indietro a vedere quanto Dio aveva decretato accadesse alla città non fu però ascoltato dalla moglie di Lot, che incuriosita si girò guardando indietro e divenendo perciò una “statua di sale”.
Infine Abramo, lo zio di Lot, guardando da una montagna, vide alzarsi da quelle che erano state Sodoma e Gomorra una gigantesca colonna di fumo (l’uomo moderno è stato purtroppo testimone di un evento simile durante la seconda guerra mondiale, quando gli americani sganciarono sulle città di Hiroshima e Nagasaki degli ordigni atomici, e da lì si innalzò una gigantesca colonna di fumo, rimasta impressa nelle menti di tutte le persone dell’epoca ed anche dalle generazioni successive).
In primo luogo, vale anche la pena notare che in questo caso non è Dio a distruggere personalmente le città, ma sembra che ad annientarle furono i due messaggeri che portarono a compimento il comando datogli da Dio. In secondo luogo, perché Lot e la sua famiglia ricevettero il comando specifico di non guardare indietro per nessun motivo? Per quale motivo i Malachim non volevano che i sopravvissuti vedessero coi propri occhi come furono distrutte queste città? Se questa era la ragione, allora perché? Cosa accadde veramente nelle città di Sodoma e Gomorra?
PROVE ARCHEOLOGICHE DELLA VICENDA DI SODOMA E GOMORRA

L’archeologo Steven Collins, utilizzando le informazioni dalla Bibbia e le testimonianze archeologiche del sito di Tall el-Hammam in Giordania, ha suggerito che le rovine di Sodoma si trovino a nord-est del Mar Morto.
Tuttavia il suo suggerimento viene respinto dalla maggior parte degli archeologi biblici essenzialmente per due motivi: in primo luogo perché è errato il posizionamento geografico proposto, in secondo luogo perché le vicende delle città di Sodoma e quelle di Bab edh-Dhra non coinciderebbero cronologicamente. Pertanto se la zona di el-Hammam fosse l’antica città di Sodoma allora la Bibbia non potrebbe essere utilizzata come una fonte attendibile per la ricerca dei luoghi ivi descritti.
Un’altra opinione sicuramente più popolare tra gli accademici e gli archeologi è quella che vede le città di Bab edh-Dhra e Numeira – che erano gli unici centri abitati noti nella regione del Mar Morto nel periodo di tempo intercorso tra il 3000 e il 1000 a.C. – essere state rispettivamente le città di Sodoma e Gomorra. Entrambe queste città furono contemporaneamente distrutte alla fine del periodo dell’età del Bronzo a causa di un incendio talmente grande da creare detriti spessi oltre tre piedi (0,9 metri). La questione è: che cosa potrebbe aver causato una distruzione di così grande portata?

Gli scavi che sono stati condotti nella zona hanno portato alla luce la presenza di detriti di legna. Il geologo Frederick Clapp ha suggerito che a determinare questa presenza sia stata la fuoriuscita dal sottosuolo di bitume (un derivato del petrolio) causata da un disastroso terremoto, e ciò spiegherebbe per Clapp la presenza di tali detriti nella zona. Secondo la sua teoria il terremoto avrebbe generato la combustione del bitume il quale, scagliato violentemente in aria, avrebbe determinato una pioggia di detriti infiammati che avrebbero distrutto entrambe le città.

Un’altra teoria che ha creato accessi dibattiti tra gli studiosi si basa su una tavoletta di argilla assira, che dimostrerebbe come in antichità un gigantesco asteroide potrebbe aver distrutto le due città. Questo reperto, conosciuto come “Planisfera” e classificato con il numero d’archivio K8538, mostrerebbe la comparsa nei cieli di un grande asteroide che si sarebbe schiantato sul territorio austriaco in corrispondenza del luogo in cui oggi sorge la città di Köfels.
Ed è proprio nei pressi di Köfels che si trova proprio un cratere da impatto della grandezza di circa 1,5 km di diametro. Le conseguenze di questo tremendo impatto sarebbero state catastrofiche per molteplici territori, anche molto lontani, causando la morte di migliaia di persone.
La tavoletta sarebbe stata incisa nel 700 a.C. e su di essa sarebbero stati segnati alcuni appunti in scrittura cuneiforme da parte di un astronomo sumero che avrebbe visto coi propri occhi l’asteroide avvicinarsi progressivamente verso la Terra più di 5.000 anni fa.
Nella “Planisfera” sarebbe descritto il corpo celeste in avvicinamento come un’enorme “pietra bianca che si avvicinava” e che avrebbe spazzato via tutto quello che c’era nelle vicinanze, e secondo alcuni ricercatori questo evento potrebbe spiegare la distruzione anche delle città di Sodoma e Gomorra.
Il ricercatore Mark Hempsell in un’intervista del 2008 alla stampa inglese ha affermato: “È una perfetta testimonianza scientifica, l’esplosione creò un’enorme nuvola a forma di fungo, mentre il fumo si diffuse nell’aria e poteva essere vista per centinaia di chilometri. Probabilmente la maggior parte delle persone morì soffocata”.

La nuvola a forma di “fungo” descritta nel monumento assiro, così come nell’evento di Sodoma e Gomorra, ai più attenti osservatori ricorderà sicuramente qualcosa di familiare, il problema però è capire se un’esplosione derivata da impatto meteoritico possa generare visivamente proprio questa particolare forma della nuvola, che invece – come sappiamo bene – è caratteristica di altri generi di esplosioni che di naturale hanno veramente ben poco.
In entrambi i casi comunque le descrizioni di tali eventi da parte di uomini così antichi potrebbero benissimo identificarsi con la descrizione presente nel libro della Genesi: “Allora il SIGNORE fece piovere dal cielo su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte del SIGNORE; egli distrusse quelle città, tutta la pianura, tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo” (Genesi 25:26).
Fino a quando non verrà presentata una prova definitiva e incontrovertibile dell’esistenza di queste antiche città dobbiamo chiederci se la distruzione di Sodoma e Gomorra sia potuta essere il risultato delle azioni di Dio, e sopratutto se questo dio veterotestamentario sia veramente stato un dio onnisciente oppure fosse qualcosa di diverso, visti i sentimenti poco spirituali e molto terreni, come l’ira, la gelosia e la vendetta.
Se torniamo alla storia narrata in Genesi della distruzione delle due città, abbiamo la presenza e la testimonianza di un Dio non onnisciente, i cui suoi angeli-messaggeri eseguono i suoi comandi e stringono accordi favorevoli con i credenti obbedienti, mentre puniscono coloro che hanno smesso di credere e di seguirlo.
La punizione divina, che si scaglia con tutta la sua violenza dall’alto, è certamente un modello ricorrente nelle religioni del vicino Oriente antico, descritta nella Torah Ebriaca e nel Corano, così come in altri testi antichi come i Cicli Ugaritici (dalla città di Ugarit) o i Poemi Mesopotamici scritti in cuneiforme su supporti di argilla.


Non è Dio che che mandò il fuoco per vendetta, però Dio sapeva che sarebbe caduto un asteroide o qualcosa di simile su quelle due dissolute città. Forse se quegli abitanti avessero mantenuto la loro fedeltà al Signore, questi avrebbe evitato la catastrofe.
Il Dio dei Cieli nostro Yhwe’, Padre del Cristo nostro Signore, non solo Detestava il peccato mortale, ma Odia Essere Disobbedito non tanto per la colpa in se del tradimento nei Suoi Confronti, quanto per i danni e le efferatezze che ne conseguono. Egli È Dio, Padrone del Cielo e della terra e qualcuno pensa di poterLo giudicare per sentimenti nostri che abbiamo a causa delle rassomiglianze spirituali mal gestite: sarebbe meglio obbedire a Dio che proseguire nell’irritarLo, Ve lo assicuro, per voi. Nessuno di noi umani può evitare morte carnale e Giudizio, Dio del nostro giudicarLo, ne fa prove di accusa. Redimetevi, è un consiglio.