GLI INCREDIBILI SARCOFAGI DEL SERAPEUM DI SAQQARA

Il Serapeo si trova a Saqqara, sulla riva ovest del Nilo, a circa 30 km a sud della città del Cairo e viene considerata una delle aree funerarie più antiche e vaste di tutto l’antico Egitto.

Gli egittologi tradizionali associano il Serapeo di Saqqara al culto dei Tori Apis. Il Serapeo d’Egitto è particolarmente famoso anche per via della presenza di alcuni sarcofagi dalle strabilianti caratteristiche.
La data di costruzione di questi impressionanti sarcofagi viene fatta risalire alla XX dinastia egizia, nel cosiddetto “Nuovo regno”, quando il Toro Apis era considerato l’incarnazione vivente del Dio Ptah.

I tori dopo la morte e la conseguente imbalsamazione venivano trasportati tramite un’imbarcazione lungo la via sacra di Memphis a Saqqara, per poi venire sepolti nel tempio sotterraneo di Serapide.
Tuttavia, quando nel novembre del 1850 il famoso archeologo francese Auguste Mariette riscoprì il tempio del Serapeo facendo saltare con dell’esplosivo la porta che ne bloccava l’ingresso, si ritrovò dinnanzi ad alcuni tunnel scavati nella roccia che conducevano a loro volta ad alcune strettissime nicchie nelle quali vi erano stati posti dei sarcofagi dalle dimensioni mastodontiche.
Contrariamente alle aspettative, però, all’interno di questi impressionanti manufatti non furono rinvenute le mummie dei tori ma essi erano tutti vuoti ad eccezione di alcuni resti di ossa dalla provenienza non meglio identificata.

Questi eccezionali sarcofagi sono stati ricavati da blocchi di puro e durissimo granito estratto appositamente nelle cave di Assuan, ad oltre 950 km. di distanza da Saqquara, luogo dove furono portati e dove furono collocati all’interno dei sotterranei del Serapeo.

I monumenti, perfettamente lisci e simmetrici, misurano all’incirca 4 metri di lunghezza, 2,30 metri di larghezza e 3,30 metri di altezza, e hanno un peso approssimativo di 90/100 tonnellate ciascuno.

Come è stato possibile per gli antichi egizi posizionare questi giganteschi monumenti all’interno di camere così strette e anguste?

È possibile invece che, a differenza di quanto viene divulgato da sempre dagli egittologi convenzionali, questi sorprendenti manufatti siano stati realizzati da una precedente civiltà pre-dinastica che risiedette nell’antico Egitto ben prima degli egizi stessi, e che poi furono successivamente riutilizzati da quest’ultimi per i propri culti?
E soprattutto, è possibile che questa civiltà sia stata in possesso di strumentazioni tecnologiche avanzate adoperate in campo edilizio per tagliare, levigare e squadrare perfettamente il granito considerato più duro d’Egitto, in un modo indubbiamente più incisivo rispetto a quanto avrebbero mai potuto fare gli egizi stessi, dotati invece soltanto di attrezzature semplici e basilari come scalpelli di rame, seghe e trapani, che poco o nulla sarebbero serviti ad intraprendere un lavoro di tale difficoltà e precisione.

Giuseppe Di Re

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